La Scuola di Anversa, il mondo dei Brueghel, il Paesaggio fiammingo del ‘500, sono solo alcuni esempi di ciò che troverete da noi.
Le opere sono accompagnate da perizie e/o da opinioni aggiuntive dei massimi esperti, di cui ci avvaliamo sovente come consulenti esterni: contattateci per saperne di più.
Su specifica richiesta, possiamo proporre soggetti ed autori precisi, studiati per qualsiasi tipo di acquisto.
Svolgiamo anche il ruolo di consulenti/periti e siamo disponibili a valutare le vostre collezioni qualora siate interessati a vendere alcune opere.















Jan ProvoostCalvarioolio su tavola
cm 31x25
1520 c.
[...] La composizione presenta Cristo inchiodato alla croce al centro della scena, affiancato ai piedi del patibolo dalle due figure dolenti: a sinistra la Vergine Maria, avvolta nel manto blu e col capo reclinato, a destra San Giovanni Evangelista, con le mani giunte e lo sguardo levato verso il Redentore, in atteggiamento di composta devozione. Il dolore è interiore, trattenuto: gli occhi arrossati e palpabilmente umidi, le bocche appena socchiuse ed il leggero incurvamento delle spalle tradiscono lo strazio, ma senza concessioni alla gestualità concitata. Si tratta di una sofferenza meditata, quasi contemplativa, che dialoga con la sensibilità devota del primo Cinquecento più che con il pathos lacerato della generazione precedente. In questo equilibrio tra partecipazione emotiva e misura formale si riconosce bene il registro psicologico prediletto dal pittore, capace di coniugare intensità affettiva e decoro liturgico. Provost evita volutamente qualsiasi ridondanza narrativa: non compaiono altri astanti né i due ladroni crocifissi, così che l’attenzione dell’osservatore sia interamente catalizzata sul dramma sacro e sui suoi tre protagonisti. Il cielo chiaro e la veduta paesaggistica arretrata conferiscono una nota di quiete lirica all’insieme, bilanciando la tragicità dell’evento con una serena eleganza cromatica. In alto, il corpo esangue di Cristo – reso con dettagli minuziosi nel costato ferito e nelle membra abbandonate – spicca contro la volta celeste, dominando una scena altrimenti misurata e raccolta. Il calibrato gioco di sguardi e gesti (gli occhi spenti di Cristo, rivolti verso il basso, contrapposti a quelli colmi di lacrime della Madre, e all’espressione straziante di Giovanni) costruisce un dialogo emotivo sommesso ma potentissimo, che invita alla contemplazione devota del mistero della Redenzione. [...]- Barthel BruynRitratto di Margherita di Fourmestraux con in mano un Garofano
olio su tavola circolare
diam. cm 20x28
1535 c.
[...] La collocazione in contesto franco-fiammingo del presente ritratto è potuto avvenire con certezza sulla base dell’identificazione dello stemma araldico presente a sinistra alle spalle della ritrattata, per il cui approfondimento si ringraziano i due esperti di Arladica, che, in maniera indipendente l’uno dall’altro, hanno pienamente confermato l’identificazione con lo stemma della famiglia de Fourmestraux . La famiglia de Fourmestraux, originaria delle Fiandre, si colloca pienamente nel contesto della nobiltà e dell’élite dirigente tardo-medievale e proto-moderna della regione. Lo stemma araldico della casata è così descritto nel linguaggio blasonico: d’oro all’aquila bicipite di rosso (in termini araldici: Or, a double-headed eagle gules). L’aquila bicipite, in particolare, è un motivo araldico di ascendenza imperiale, spesso collegato all’idea di duplice autorità o di fedeltà a un potere superiore. La famiglia de Fourmestraux possedeva diverse signorie nelle Fiandre, tra cui Havrincourt, Gussignies e Oosthove, e annoverava membri che ricoprivano cariche pubbliche di rilievo, come quella di échevin (scabino) di Lille e di generale delle finanze. Questi incarichi testimoniano l’inserimento della casata nei ranghi dell’amministrazione cittadina e nei circuiti del potere economico e politico regionale. [...]
Il Maestro del Trittico MorrisonMaestàolio su tavola
cm 59x38
1520 c.
[...] L’opera si colloca nell’ambito della fiorente scuola pittorica di Anversa nei primi decenni del XVI secolo. In questo periodo, la capitale economica delle Fiandre divenne un centro artistico di prim’ordine, dove la tradizione tardogotica locale incontrò nuove influenze sia italiane sia nordiche. Il Maestro del Trittico Morrison – così convenzionalmente chiamato– operò proprio ad Anversa attorno al 1500-1520, gravitante intorno alla bottega di Quentin Massys. Massys fu il capofila della nuova generazione di pittori anversesi, noto per aver introdotto innovazioni stilistiche e iconografiche pur mantenendo radici nella tradizione fiamminga precedente. Nel nostro dipinto si percepisce chiaramente questo humus culturale: da un lato, il Maestro mostra di conoscere e riutilizzare modelli dei maestri di Bruges del tardo Quattrocento (come Memling e Gerard David), dall’altro lato rivela un aggiornamento verso la sensibilità più moderna di Anversa, con figure più volumetriche, espressioni più vivide e una composizione aperta verso lo spazio del riguardante. Proprio Friedländer – il celebre storico dell’arte – notò come il Maestro del Trittico Morrison appaia un artista “di transizione”: fedele seguace di Quentin Massys e al contempo erede della scuola precedente. Questa duplice anima riflette la situazione artistica dei Paesi Bassi meridionali nell’epoca, stretta tra l’eredità delle pale tardogotiche e le nuove istanze rinascimentali e devozionali. [...]- Il Maestro del PappagalloVirgo Lactans
olio su tavola
cm 20x28
1540 c.
[...] Stilisticamente, la nostra tavola è segnata dall'influenza di Joos van Cleve, a cui l’opera fu anche attribuita in passato. Van Cleve, uno dei principali artisti di Anversa attivi tra il 1510 e il 1540, fu un punto di riferimento imprescindibile per la creazione di modelli e tipi facciali che assursero a vero e proprio ruolo di canone per gli altri artisti dell’epoca. È stato anche ipotizzato che alcuni dipinti tipo il nostro siano stati rifilati nella parte inferiore per rimuovere la firma e venderli come opere di Van Cleve, padre o figlio: altre versioni di questa ed altre composizioni simili, infatti, sono passate in asta sotto il nome di Cornelis van Cleve, figlio di Joos, nato nel 1520. Oltre alle grandi pale d'altare, Van Cleve dipinse anche numerose piccole Madonne col Bambino, in cui introdusse la gestualità del Rinascimento italiano, oltre al modellato morbido derivante dallo 'sfumato' di Leonardo da Vinci. Questa influenza è percepibile nel nostro dipinto: il volto della vergine -sicuramente la parte più bella dell’opera- è resa con delicate sfumature che rendono l’epidermide simile a porcellana in cui la superficie è quasi percepibile a livello tattile. [...]
Il Maestro dell'Adorazione di AnversaL’Annunciazione a Sant’AnnaOlio su tavola
cm 59x62
Il raro episodio raffigurato nella nostra opera è quello dell’Annunciazione a San’Anna. La storia non è presente in nessuno dei Vangeli canonici e viene attestata per la prima volta nel Protovangelo di Giacomo, trovando poi la sua fortuna nel Medioevo grazie alla Leggenda Aurea, dove viene arricchito di dettagli e dove costituisce una degli episodi legati alle Storie di Maria. La vicenda narra della moglie di Gioacchino, Anna, donna di mezza età che mentre prega viene visitata da un angelo che le porta l'annuncio della sua prossima maternità: la coppia, ormai avanti con gli anni, non aveva infatti avuto figli e ciò, secondo la tradizione ebraica, era segno di ignominia e di inimicizia con Dio, fatto che aveva causato a suo marito la cacciata dal Tempio di Gerusalemme. L'angelo, secondo un’altra delle fonti, lo Pseudo Matteo (2, 3-4), le dice: «Non temere Anna. Dio ha stabilito di esaudire la tua preghiera. Chi nascerà da te sarà di ammirazione per tutti i secoli».
Il Maestro di SigmaringenSan Cristoforo e San SebastianoCm 75x32
[...]Le nostre due belle tavole, ricche di toni vividi e colori smaglianti, raffigurano due dei santi prediletti dalla cultura tardo-medievale ed il cui culto trovò particolare diffusione in area tedesca e dell’Europa Orientale. La fortuna delle figure di Cristoforo e Sebastiano, dovuta certamente anche alla narrazione che di loro si fa nella Legenda Aurea, è legata anche a motivi di carattere culturale e sociale. Nella Germania del XVI secolo, e specialmente prima dell’introduzione del Rinascimento da parte di Dürer (ma, più in generale, prima della Riforma Protestante) il tessuto sociale era ancora profondamente medievale nelle sue sfumature più sensibili alla mitologia popolare e a quegli aspetti che sarebbero stati poi codificati come “Volk” dagli studi filologici del XIX secolo. In quest’ottica, appare chiaro che la leggenda del gigante Cristoforo che porta il peso del Mondo assieme a Gesù sulle sue spalle e, per contro, quella del giovane ed avvenente soldato che si sacrifica per la Verità, non poteva che avere un grande successo popolare. [...]
Ambrosius BensonSan Girolamo PenitenteOlio su tavola
77x59 cm
Figura di spicco nel panorama artistico del Rinascimento fiammingo, Ambrosius Benson è tra i massimi rappresentanti della tarda scuola dei primitivi bruggensi. Attivo nella metà del XVI secolo, Benson è noto per il suo stile tipico, la sua sensibilità nei confronti della luce e del colore, nonché per la sua capacità di ritrarre i soggetti con profondo pathos e instancabile inventiva. Nato presumibilmente intorno al 1495 in Lombardia, il luogo esatto della sua nascita rimane oggetto di dibattito tra gli storici dell'arte. Tuttavia, è nella città fiamminga di Bruges che Benson trascorse gran parte della sua vita e raggiunse il culmine della sua carriera artistica. La sua formazione artistica avvenne probabilmente sotto l'influenza dei maestri fiamminghi dell’epoca (nulla si conosce del periodo italiano), Gerard David su tutti, dai quali derivò un interesse per il realismo dettagliato e per l’impaginazione compositiva di gusto arcaizzante. L'opera di Benson si distingue per la sua capacità di fondere elementi della tradizione fiamminga con influenze italiane, in particolare lombarde e leonardesche, grazie ai contatti commerciali e culturali tra le Fiandre e l'Italia durante il Rinascimento, ma probabilmente anche per tramite di un’assimilazione diretta dell’arte italiana, aspetto -questo- non ancora approfondito a dovere dagli storici dell’arte.
Il Maestro del Sint Anna-HofjeUn trittico: adorazione dei MagiOlio su tavola
89x90 cm
Grazie ad un trittico dedicato all'Adorazione dei Magi, rinvenuto nell'ex cappella dell'ospedale di Sint- Anna Hofje a Leida, Georges Marlier, il più noto esperto di Pieter Coecke van Aelst e della sua bottega, definì uno stile specifico nel modo di disegnare i volti e le attitudini dei personaggi, e riunì sotto il nome di “Maestro di Sit Anna-Hofje” un gruppo di opere che condividono le stesse caratteristiche tecniche. Il Maestro di Saint Anna-Hofje è quindi prima di tutto identificabile come uno stretto collaboratore del pittore Pieter Coecke van Aelst, quest’ultimo particolarmente legato alla famiglia reale spagnola, in quanto detentore del titolo di pittore ufficiale dell'imperatore Carlo V dal 1534. La sua opera -e quella dei suoi allievi- si ritrova spesso in collezioni spagnole ab antiquo ed è ancora oggi possibile scoprire trittici e dipinti devozionali a lui ascrivibili.
Maestro dell'Adorazione di AnversaSacra FamigliaOlio su tavola
35x24 cm
La definizione di "Maestro dell'Adorazione di Anversa" fu coniata dallo storico dell’Arte Maximilian Friedländer per identificare l’autore della Adorazione dei Magi conservata nel museo delle belle arti di Anversa. La centralità di questa figura artistica del p r i m o ‘ 5 0 0 è fondamentale per capire i l p a s s a g g i o d a l l a tradizione dei Primitivi Fiamminghi di Bruges al nuovo linguaggio pittorico di Anversa. È con maestri simili, infatti, che si considera canonicamente aperta la stagione dei così detti Manieristi Anversesi. Tale definizione (sempre coniata dal Friedländer) è prima di tutto una l o c a l i z z a z i o n e topografica (Anversa) ed u n a d e l i m i t a z i o n e cronologica (1500 - 1 5 3 0 ) , c h e n o n h a a c c e z i o n i n e g a t i v e , quanto piuttosto lo scopo di identificare una koinè stilistica con cifre ben precise.[...]
Lucas GasselPaesaggio con San Gerolamoolio su tavola
cm 56x85
1540 c.
Opera firmata col monogramma
Verso il 1500, il piccolo paese di Helmond, nel nord Brabante, dette i natali ad un pittore che seppe fare del gigantismo topografico un’opera d’arte. Gli anni sono quelli fertili del primo ‘500 e la strada è quella indicata da Padre Patinir e suo nipote, il Civetta, che un ristretto numero di pittori decise di percorrere con mezzi propri e propria velocità di passo. Nello sviluppo della pittura di paesaggio del ‘500, infatti, è sempre fondamentale scorgere e sottolineare le caratteristiche personali di quegli artisti che, pur nella sostanziale omogeneità di intenti e visioni, seppero declinare il tema con volontà personale. Se poche sono le notizie biografiche su Lucas Gassel (amico di Dominicus Lampsonius - e da lui istruito sulla geografia- protagonista di alcuni viaggi in Italia, forse residente a Bruxelles), nutrito invece è il corpus pittorico dell’autore. Una personalità artistica metodica e calcolata, meno eccentrica di Bles ma non per questo meno fantasiosa, fautore di creazioni originali e ripetute sovente in varianti autografe, dove l’architettura umana e quella orografica si alternano sotto l’egida di una perspicace inventiva, una consapevole capacità di immaginare soluzioni platealmente fantastiche ma armonizzate su un palcoscenico coerente: una storia fantastica narrata per immagini, in cui ogni capitolo spinge l’osservatore a voler leggere quello successivo, incuriosito da un cosmo di aneddoti legati tra loro da un’inspiegabile coerenza di fondo. L’importante tavola che qui presentiamo -eccezionale aggiunta al catalogo del pittore- è un saggio antologico dell’arte di Gassel.
Il Maestro del Figliol ProdigoLa Deposizioneolio su tavola
cm 111x72
1540 c.
Al di sopra di un lenzuolo dai riflessi celesti, il corpo candido ed esangue di un uomo viene adagiato con dolcezza. Intorno a lui, quattro personaggi rivolgono i loro sguardi verso quella figura in cui solo le ferite tradiscono che la posa abbandonata e gli occhi socchiusi non indicano l’oblio del Sonno ma quello della Morte. Alle tinte gelide si alternano quelle squillanti del cremisi, del nero metallico, del violetto dei loro costumi e gli incarnati sanguigni e vividi dei loro volti. I chiodi e la Croce sanciscono l’episodio: siamo sul Golgota, fuori dalle mura di Gerusalemme, al cospetto della Deposizione di Cristo nel suo Sudario. L’autore dell’opera è il così detto Maestro del Figliol Prodigo, come fu battezzato da Georges Hulin de Loo, che nel 1909 intorno ad un dipinto conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna iniziò a costruire il catalogo ragionato di uno dei più affascinanti e caratteristici pittori della scuola d’Anversa della metà del XVI secolo. Il profilo artistico di questo Maestro è frutto di influenze variegate, a testimonianza di un cruciale momento di passaggio dalla raffinata enfasi della Scuola dei Manieristi di Anversa al più maturo spazialismo di Pieter Coeck van Aelst -del cui stile il Maestro può essere considerato il più intelligente depositario- responsabile a sua volta della consegna di tale eredità ad autori successivi, come Pieter Aertsen. Tra il 1540 ed il 1550 il Maestro deve aver diretto un’importante e prolifica bottega, a cui si devono alcune delle più note composizioni dell’epoca, di qualità talvolta eterogenea e discontinua, con ampio ausilio di assistenti e collaboratori. Tale differenza tra bottega e Maestro appare chiara quando si ha la possibilità di osservare opere pienamente autografe come la nostra, che può considerarsi tra le migliori prove dell’autore mai transitate sul mercato.
Monogrammista HSLa coppia male assortitaolio su tavola, cm 28x42,5.
Opere di gusto squisitamente "cranachiano". Hans Stronmayer è principalmente conosciuto per la sua attività di incisore, mezzo espressivo nel quale era solito firmarsi con il monogramma HS. Allievo di Lucas Cranach I e suo abile seguace, il Monogramissta ama soffermarsi su temi particolari, stravaganti e anticlassici secondo quel tipico gusto tedesco del '500.
Jan Van Kessel il VecchioStudio di insetti con fiore di borragineolio su rame
Cm 10x16
Dipinti di questo genere, di cui Jan van Kessel il Vecchio fu sommo maestro, costituiscono una categoria estremamente peculiare di “natura morta”. Anche se suo nonno, Jan Brueghel il Vecchio, e suo zio, Jan Brueghel il Giovane, furono eccelsi pittori di nature morte, solo van Kessel fu un così abile specialista nella riproduzione di insetti.L’artista raggiunse una tale capacità nell’osservare e rappresentare così attentamente ogni campione che ciascun insetto può essere facilmente identificato dall’entomologia moderna. Se al centro della composizione è delicatamente adagiato uno stelo di Borago Officinalis in fiore, tutt’intorno appare una grande varietà di insetti, tra cui due specie di falene, due farfalle, alcuni coleotteri, una splendida libellula, una vespa, un maggiolino e molti altri insetti volanti. Le farfalle e le falene sono rappresentate sia ad ali spiegate che chiuse, così come gli altri insetti sono variamente posizionati su piani ideali diversi, con punti di vista ora alti, ora laterali o prospettici.
Nicolaes van VerendaelScimmie che gozzovigliano: allegoria della condizione umanaolio su tavola
Cm 31x36
1670 c.
[...] Nella cultura franco-fiamminga, il soggetto prende il nome di singerie, un termine parzialmente intraducibile, se non come “scimmiottatura/smorfia comica”. Le scimmie rappresentate, infatti, sono intente in attività umane del più vario genere, dal barbiere ai giochi da tavolo, passando, come in questo caso, dalle più classiche attività di ozio e svago. I giochi più raffigurati sono quelli delle carte (per quanto non manchino scene col backgamon o altri giochi da tavolo) e l’atmosfera è quella della rilassatezza morale che, alla continenza ed alla prudenza, sostituisce la lascivia e l’azzardo: un gruppo di scimmie dai cappelli piumati e ricchi panneggi -desiderose di apparire- è intento a trascorrere il tempo fumando e bevendo, ridendo e festeggiando, con visibile compiacimento per la propria condizione. Mentre alcune paiono commentare la qualità del tabacco, un’altra sembra una grande esperta nella degustazione del vino, tanto da alzare il bicchiere quasi per proporre un brindisi. Più a destra, una scimmia vestita da giullare pare attendere con impazienza che il saggio declami una qualche sentenza, mentre un’altra volge lo sguardo altrove, pensosa. Forse un ripensamento sul tempo sprecato sta turbando i suoi pensieri, ma la generale atmosfera vacua e debosciata ha il sopravvento, facendo calare una coltre di inconsapevolezza ed ignoranza sui protagonisti della scena. Nel contenuto, dunque, l’opera è squisitamente fiamminga, secondo quella tendenza anticlassica e vagamente antiumanista tipica dall’arte nordica, che della natura umana denuncia sovente la stupidità e la falsa superiorità, in questo caso creando una scena di genere alla maniera delle taverne olandesi e ribaltandone il senso con l’utilizzo di animali al posto di uomini, in chiave funzionale e allegorica: il messaggio pessimista è chiaro ed il giudizio sugli uomini molto netto. [...]
Bartholomeus van der HelstRitratto di Bambina con CaneOlio su tela
118x95 cm
firmato e datato B. vander helst/ Ao 1658
[...] Il ritratto raffigura una bambina di circa quattro anni d'età, ritratta a figura intera. Vestita con un abito di seta gialla coperto da un grembiule bianco, sorride verso lo spettatore mentre allunga il braccio sinistro in avanti. Con la mano destra tiene un biscotto per un cane a macchie bianche e marroni, seduto alla sua destra e rivolto di spalle rispetto a chi guarda. La bambina e il cane sono ritratti in un giardino. Sullo sfondo a sinistra si scorge un gazebo, all'interno del quale siedono un anziano gentiluomo e una dama sulla sinistra e un uomo sulla destra. Ciò che balza immediatamente all'occhio è la meticolosa accuratezza dei dettagli e il panneggio pronunciato dei tessuti, caratteristiche che si ritrovano anche nel ritratto raffigurante un Ragazzo con bastone . Entrambi i ritratti mostrano inoltre la crescente attenzione di Van der Helst per la resa dei movimenti.[...]
Abraham van Beyerennatura morta con rose, frutta e bicchiere di vinoOlio su tela
cm 87x70
1660 ca. Nelle Fiandre del XVII secolo, molti pittori operavano come specialisti formati nel proprio ambito. Tra gli altri, vi erano pittori di genere e ritrattisti. Tuttavia, non venivano raffigurati solo soggetti viventi: in quanto specialisti del settore, i pittori di nature morte sapevano riprodurre vari oggetti — come fiori, vasi, stoviglie o persino tappeti — con una meticolosità estrema. Uno di questi fu Abraham van Beyeren. Nato all'Aia nel 1620 o nel 1621, Van Beyeren lavorò a Leida dal 1638 al 1640, probabilmente per completare la sua formazione artistica. Sebbene il suo mentore rimanga ignoto, tra i possibili maestri figurano Cornelis Cruys o Tyman Arentsz Cracht. Nel 1640 fu ammesso come maestro nella Gilda di San Luca dell'Aia. Tra gli anni '50 e '60 del Seicento lavorò principalmente come pittore di nature morte di pesci tra l'Aia, Delft e Amsterdam. Dal 1675 fu attivo per due anni a Gouda, per poi trasferirsi a Overschie, dove visse fino alla morte nel 1690. Sebbene sia stato un artista di rilievo con una notevole influenza nel campo delle nature morte di pesci, è tuttavia più noto per le sue nature morte floreali e ornamentali (le cosiddette pronkstilleven), come quella in esame. Databile tra gli anni '60 e '80 del XVII secolo, il nostro dipinto si colloca in un periodo in cui Van Beyeren lavorava alle sue magnifiche e sfarzose composizioni, stagliate su sfondi caldi e traslucidi di colore marrone scuro. Questa grande e sontuosa tela vanta un illustre pedigree di pubblicazioni ed esposizioni pubbliche che l'hanno accompagnata nel corso dell'ultimo secolo. È passata inoltre tra le mani di diversi esperti collezionisti d'arte del Secolo d'Oro olandese, tra cui Hans Wetzlar, la cui leggendaria vendita della collezione si annovera tra i risultati d'asta più significativi degli anni Cinquanta. [...]
Kerstiaen de KeuninckPaesaggio montuoso con Tobiolo e l'Angeloolio su tavola
cm 81x120
1620 ca.
Arcaico paesaggista di Anversa nello stile di T.Verhaecht e R.Savery. Dipinse preferibilmente paesaggi montuosi boscosi con grandi piante, vallate talvolta animate da piccole figure Bibliche in primo piano. Sua caratteristica è la lumeggiatura che nel paesaggio ha una serie di raggi obliqui lucenti che a loro volta intersecano il cielo creando cosi una atmosfera irreale e fantastica. A differenza di Jan Brueghel il Vecchio, che era una figura di spicco nello sviluppo della pittura paesaggistica realistica, Kerstiaen de Keuninck continuò la tradizione fiamminga di scenari di montagna immaginari che discendevano da Patinir. Questa grande veduta panoramica, dominata da fantastiche montagne e formazioni rocciose, è una delle prime opere dell'artista e probabilmente fu dipinta ad Anversa. Illustra la sua preoccupazione per gli effetti pittorici contrastanti - come i passaggi appesantiti da una vernice opaca in contrapposizione con aree disegnate con un tratto molto sottile - e con motivi audaci come lo spruzzo d'acqua formato dal tocco del pennello. In questo artista, a differenza di autori come Martin Ryckaert, la Natura è caratterizzata da un’atmosfera sovrastante, in cui le figure umane si perdono lungo sentieri tortuosi, alle pendici di formazione rocciose immense, ben oltre il plausibile, senza troppa attenzione per le proporzioni, ma anzi con estro volutamente accentuato: l’obbiettivo è sottolineare gli aspetti più selvatici della Natura, vista come elemento difficilmente domabile e come simbolo -di sapore biblico- dell’insignificanza dell’Uomo rispetto al Cosmo.
