Mezzo miliardo di buone ragioni per parlare Old Masters


 

Precisamente, si scrive $ 450,312,500. E si pronuncia “Leonardo”.

Le considerazioni potrebbero finire qui. Apoteosi, Game-set-partita, Epic Win, se preferite.

E del resto, lo avevamo (pre)detto: what if? Che cosa sarebbe successo se, oltre ad autori quali Gentileschi, fossero spuntati sul mercato un Michelangelo o un Leonardo? O anche solo “un’idea di Leonardo”, con buona pace degli amanti del naif jugoslavo?

Ma la storia è di quelle epocali, da cambiare per sempre il mercato dell’arte.

I dettagli c’erano e ci sono tutti, gustosi, direzionati con ottima regia, in grado di rendere la vicenda uno di quei film sull’arte amati un po’ da tutti, dove diceria e stereotipo si mescolano con verità e poesia.

Il quadro viene messo in vendita dall’onnipotente oligarca di turno (il proprietario del Monaco AS, per intenderci) che è incazzato come una biscia. Si convince di averlo pagato troppo e di essere stato buggerato da un altro classico del genere, il pasticheur franco-svizzero che gli aveva promesso robe grosse e che, suo malgrado, gliene ha date di enormi, visto il guadagno che il Sig. Rybolovlev ha incassato giusto ieri.

L’asta non è stata la classica prevista per gli Old Masters, bensì una tornata interamente dedicata all’arte contemporanea, con il Salvator Mundi al lotto nr. 9. Una scelta che ha infastidito molti, ma che ha trovato il consenso di tanti altri: basta con la divisione cronologica, basta con l’arte contemporanea a tutti i costi e basta anche con il cicaleggio sfigato dei tanti (troppi) sedicenti storici dell’arte, capaci di parlare di un dipinto con la stessa profondità con la quale un italiano medio parla di calcio al bar.

In soli 19 minuti s’è svolta una rissa a colpi di milioni di dollari, con una tensione nell’aria degna di una scena di Tarantino.

E tarantiniani sono anche i personaggi che si sono strappati di mano il quadro.

C’è Budi Tek, il magnate-filnatropo indocinese col cancro al pancreas, che sta costruendo un suo museo personale con cui passare alla storia (cosa meglio di un Leonardo, dunque?).

Eli Broad, imprenditore americano di origini lituano-ebraiche (praticamente un incubo vivente per gli amanti del Complotto Pluto-Giudaico-Massonico) a metà strada tra Trump e Rockfeller.

Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani..cioè “La Sorella dell’Emiro del Qatar”.

Uli Sigg, futuristico ambasciatore-manager svizzero, probabilmente proprietario anche di un Raggio della Morte nascosto in un free-port a Zurigo.

Donna Dasha Zhukova (l’annoiata e fatale [ex]moglie di Abramovic).

I coniugi Hecilda e Sergio Fadel, signori del petrodollarum sudamericanum.

E persino Gerhard Richter, il noto pittore contemporaneo, un omino imbruttito e scontento, ma con tanti soldini da spendere.

praticamente il NWO al completo

I Leonarders

 

Ah si, cera anche Leo di Caprio, forse convinto di potersi accaparrare l’altro Leo, il Da vinci, ma asfaltato dai personaggi di cui sopra già alle prime battute.

Molti di loro sono accaniti e convinti collezionisti di arte contemporanea. Eppure, uno dopo l’altro si sono piegati all’evidenza: che un Leonardo vale più di qualsiasi Koons.

L’acquirente effettivo? un anonimo Mister X (magari, a questo punto, un Rettiliano..o Leonardo stesso!) che se lo è giocato nelle battute finali per telefono contro un altro personaggio attualmente non chiarito. Resisterà alla tentazione di venire allo scoperto e diventare Mister Da Vinci strappando così il soprannome per sempre a Dan Brown?

L’opera è la più costosa mai transitata sul mercato, lasciando indietro di parecchie distanze Basquiat, Picasso, Manet, Cezanne, Rubens e Gentileschi, per non parlare del Signor Warhola, presente nella stessa asta con le sue “60 ultime cene” […] che, pare secondo le considerazioni dei più malevoli, sia stato ignorato praticamente da tutti i presenti all’asta, letteralmente affollati attorno al Salvator Mundi con un’isteria pop degna della Monna Lisa. E poco importano i dettagli. Perchè qui è bastata un’Idea per muovere il Mondo dell’Arte.

Insomma, ancora una volta si conferma quanto era chiaro da tempo ai più esperti, ai veri conoscitori, agli analisti internazionali, alle agenzie di rating, agli eurocrati ed ai membri del G8:

Old Masters do it better.